Lavoro povero e intermittenza: il comparto sportivo è in prima linea. FIIS: «La rappresentanza e la bilateralità sono la risposta strutturale»

Roma, 16 giugno 2026 — L’ultimo approfondimento della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, «Alle origini del lavoro povero», fotografa con chiarezza la radice del fenomeno dei working poor in Italia: non i salari orari in sé, ma la discontinuità e la ridotta intensità del lavoro. Dall’analisi, costruita su una valutazione INPS basata sui parametri di intensità (tempo pieno/parziale) e continuità (anno intero/frazione d’anno), emerge che oltre il 73% dei lavoratori con redditi lordi annui inferiori a 20.000 euro ha contratti a orario ridotto o percorsi frammentati — stagionalità, lavoro a chiamata, rapporti di breve durata —, mentre la quota crolla al 27% tra chi lavora a tempo pieno per l’intero anno. Particolarmente rilevante il peso del part-time involontario, che interessa oltre la metà dei lavoratori a tempo parziale e colpisce soprattutto le donne.

La Federazione Italiana Imprenditori Sportivi (FIIS) legge questi dati con un’attenzione particolare: le caratteristiche descritte dalla Fondazione Studi — stagionalità, intermittenza, orari ridotti, frammentazione del rapporto — sono tratti fisiologici di larga parte del comparto sportivo, dove l’attività segue i cicli delle stagioni agonistiche, dei corsi, degli impianti e degli eventi. Lo sport condivide quindi, in forma strutturale, le stesse fragilità che il documento individua nei settori a basso valore aggiunto come ricettività, ristorazione, commercio al dettaglio e logistica.

«I numeri della Fondazione Studi confermano ciò che nel mondo sportivo conosciamo da sempre — dichiara Alessandro Londi, Presidente FIIS —. Il problema non è soltanto quanto si guadagna in un’ora di lavoro, ma quante ore, per quanti mesi e con quale continuità si lavora. Lo sport è per sua natura un settore a forte intermittenza: per questo la risposta non può essere lasciata all’iniziativa del singolo, ma deve passare da rappresentanza, contrattazione collettiva e bilateralità. È esattamente il lavoro che FIIS porta avanti con il CCNL Sport e con l’Ente Bilaterale EBISport, strumenti pensati per dare tutele, welfare e continuità di reddito proprio a chi opera in un mercato discontinuo».

Per FIIS, la cornice della riforma del lavoro sportivo (D.Lgs. 36/2021) ha rappresentato un primo, decisivo passo nel riconoscere e regolare figure prima prive di tutele — dal lavoratore sportivo subordinato al collaboratore coordinato e continuativo, fino agli autonomi. La sfida, oggi, è trasformare quel riconoscimento giuridico in stabilità effettiva: rafforzare gli ammortizzatori e il welfare bilaterale, contrastare il part-time involontario, valorizzare i percorsi a tempo pieno e a tempo indeterminato che — come rileva la stessa Fondazione Studi — negli ultimi anni hanno trainato la crescita occupazionale.

«La direzione è quella giusta — conclude Londi —. Compito di una federazione datoriale moderna è accompagnare le imprese sportive verso modelli organizzativi che riducano la frammentazione e accrescano valore aggiunto e produttività. Più qualità del lavoro significa più qualità dello sport».

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