IMU e impianti sportivi: quando ASD e SSD sono esenti

Il correttivo al Decreto Fiscale ridefinisce le condizioni dell’esenzione e introduce un nuovo ruolo dei Comuni. Ecco cosa cambia per le realtà sportive.

L’IMU sugli impianti sportivi torna al centro dell’attenzione dopo il correttivo introdotto in sede di conversione del Decreto Fiscale (D.L. 84/2025), che ha ridefinito le condizioni di esenzione per associazioni e società sportive dilettantistiche e ha attribuito ai Comuni un compito nuovo. Per chi gestisce un impianto sportivo, capire dove passa il confine tra esenzione e imposta dovuta è oggi più importante che mai.

In sintesi
  • Esenzione IMU per ASD e SSD iscritte al RASD, sugli immobili usati esclusivamente per attività sportiva non commerciale.
  • “Non commerciale” = servizi gratuiti o con corrispettivo non superiore al 50% dei prezzi medi delle attività a scopo di lucro del territorio.
  • I Comuni devono pubblicare ogni anno i prezzi medi di riferimento.
  • Nel transitorio, l’esenzione è confermata in base alla sola iscrizione al RASD.
Quando l’impianto sportivo è esente

L’esenzione IMU (disciplina della L. 160/2019, in continuità con l’art. 7, comma 1, lett. i, del D.Lgs. 504/1992) spetta agli immobili degli enti non commerciali destinati esclusivamente allo svolgimento di attività sportive con modalità non commerciali. Le condizioni operano insieme:

  • natura non commerciale dell’ente (assenza di scopo di lucro e di reddito d’impresa rilevante);
  • iscrizione al RASD, il Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche;
  • uso esclusivo dell’immobile per l’attività sportiva svolta in modalità non commerciale.

La Corte di Cassazione, con orientamento ormai consolidato, ha esteso l’esenzione anche alle SSD costituite in forma di società di capitali, a condizione che svolgano in concreto attività non commerciale e senza scopo di lucro.

Cosa significa “modalità non commerciale”: la soglia del 50%

È il punto su cui si gioca tutto. L’attività si considera non commerciale quando i servizi sono offerti gratuitamente oppure dietro un corrispettivo non superiore al 50% dei prezzi medi praticati per attività analoghe svolte a scopo di lucro da società sportive presenti nello stesso territorio. Superata quella soglia, l’attività diventa commerciale e l’esenzione viene meno.

Il nuovo ruolo dei Comuni

Il correttivo affida ai Comuni il compito di individuare e pubblicare ogni anno i corrispettivi medi delle attività sportive lucrative del proprio territorio, consultando le rappresentanze sportive locali. Sono questi i valori di riferimento per verificare se l’attività rientra nella soglia del 50%. Per le realtà sportive significa una cosa concreta: occorre controllare le delibere e gli elenchi pubblicati dal proprio Comune, perché il parametro cambia da territorio a territorio.

Il regime transitorio

In attesa che i Comuni diano attuazione a queste disposizioni, l’esenzione è confermata per ASD e SSD sulla base della sola iscrizione al RASD. È una formulazione “a maglie larghe”, che in questa fase semplifica l’accesso al beneficio; resta però fermo il requisito sostanziale dello svolgimento di attività in modalità non commerciale, che andrà comunque dimostrato a regime.

Quando l’IMU, invece, si paga

L’esenzione non si applica agli impianti gestiti da imprese commerciali: una palestra o un centro sportivo in forma profit (SRL commerciale) versa regolarmente l’IMU. Allo stesso modo, in caso di uso misto o di attività commerciale prevalente, il beneficio viene meno, in tutto o in proporzione alla parte commerciale. Il confine tra non commerciale e commerciale è quindi l’elemento che determina, caso per caso, se l’imposta è dovuta.

Cosa fare adesso
  • Verificare di essere regolarmente iscritti al RASD.
  • Accertare che l’immobile sia destinato esclusivamente all’attività sportiva non commerciale.
  • Controllare le delibere e i prezzi medi pubblicati dal proprio Comune.
  • Documentare la natura non commerciale, mantenendo i corrispettivi entro la soglia del 50%.
  • In presenza di attività commerciale o uso misto, valutare correttamente l’imposta dovuta.
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